REGGIO EMILIA – Ha trovato fori causati da proiettili nel vetro del portone della propria officina. Spaventato, ha chiamato i carabinieri. La prima cosa che viene in mente è un atto intimidatorio, un avvertimento in stile mafioso, come siamo abituati a vedere nei film.
E’ successo a inizio aprile, nella periferia della città, ma le indagini dei militari hanno portato alla luce un’altra realtà. L’ombra del racket non centrava nulla, e l’officina non era il bersaglio, almeno non quello principale. La realtà è surreale e ha portato alla denuncia di un 56enne che secondo le accuse avrebbe allestito un vero e proprio poligono di tiro artigianale e clandestino in un magazzino che si trovava a un centinaio di metri dall’officina in questione.
Non doveva però essere un cecchino, la mira evidentemente era carente, e quindi invece di colpire i bersagli preparati, avrebbe centrato obiettivi imprevisti e più distanti. Un divertimento che poteva portare a conseguenze ben più drammatiche, visto che evidentemente la barriera protettiva allestita non si è poi dimostrata tanto protettiva. Per arrivare al “cecchino improvvisato” i carabineri hanno raccolto testimonianze e visionato i video di varie telecamere della zona. I militari hanno sequestrato una carabina di precisione ad aria compressa e tutte le armi e munizioni detenute regolarmente dal 56enne.
Reggio Emilia carabinieri Tiro a segno





