REGGIO EMILIA – Il comparto ceramico rischia uno stop alla produzione nei prossimi mesi a causa delle ripercussioni del conflitto in medio oriente che ha provocato una impennata dei costi energetici e anche un blocco su mercati emergenti per l’export delle imprese del dsitretto reggiano e modenese. Uno scenario che ha cercato di spiegare ospite de Il graffio Pietro Conte responsabile delle relazioni industriali di Confindustria ceramica
‘Contanienr con prodotti delle nostre aziende sono rimasti bloccati a Hormuz’ ha spiegato ‘esponente di Confindustria Ceramica.
Che cosa chiede il settore al Governo? ‘La misura sui crediti d’imposta varata dal Governo Draghi quando scoppiò la guerra in Ucraiana ha dato risultati apprezzabili’ .
Grande preoccupazione é stata espressa da Matteo nasciuto, sindaco di Scanbdiano, oro dei comuni reggiani del distretto ceramico: ’26mila dipendenti diretti, 40mila quelli legati all’indotto: sono numeri forti e l’impatto di una sospensione produttiva avrebbe effetti inimmaginabili’.
Il caro energia rischia di pesare fino a 180 milioni di euro in più sui bilanci delle aziende ceramiche nel 2026.
A questo si aggiungono la debolezza del mercato e i costi legati al sistema europeo di scambio delle emissioni. Il risultato rischia di essere una vera e propria “tempesta perfetta
Telereggio Reggio Emilia Scandiano Sassuolo ceramica Confindustria energia industria Matteo Nasciuti "Il graffio"






