REGGIO EMILIA – Acer Reggio Emilia chiuderà il bilancio 2025 con un significativo disavanzo. La bozza approvata dal consiglio di amministrazione indica la perdita d’esercizio in circa 430mila euro. Non accadeva da almeno 20 anni. Entro la fine di luglio il bilancio sarà sottoposto per l’approvazione alla Conferenza degli enti. Il risultato 2025 è il frutto, almeno in parte, della verifica contabile sugli ultimi tre esercizi chiesta nel dicembre scorso dal consiglio di amministrazione di Acer alla società di revisione legale e consulenza finanziaria Analisi.
La due diligence non ha evidenziato criticità nella gestione degli affidamenti e degli appalti, ma ha indicato l’opportunità di affrontare nodi che erano rimasti in sospeso da tempo. Il primo è la questione della morosità degli inquilini. Una morosità prevalentemente incolpevole, significativa soprattutto per le utenze. Parallelamente alla verifica delle singole posizioni e ai tentativi di recupero, è stata decisa una operazione di svalutazione dei crediti inesigibili.
Il secondo nodo è il contenzioso avviato nel 2024 dall’Agenzia delle Entrate per presunte omissioni e irregolarità per gli esercizi dal 2017 al 2020, soprattutto l’applicazione dell’aliquota Ires al 12 anziché al 24%. L’entità complessiva delle sanzioni potrebbe arrivare fino a 600mila euro. Acer si sta difendendo, ma ha ritenuto prudenzialmente di creare un robusto fondo rischi.
Sul piano operativo, invece, l’anno scorso l’Agenzia per la casa ha gestito 7 cantieri per complessivi 17 milioni di euro. Gli alloggi riqualificati sono stati 123, circa 900 gli interventi di manutenzione con personale interno. Nei prossimi anni, le risorse messe a disposizione dal Piano Casa della Regione consentiranno ad Acer di ripristinare e assegnare 300 alloggi attualmente inutilizzati.
Intanto Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione, si è pronunciata sull’esposto presentato dal consigliere comunale di opposizione Giovanni Tarquini contro il nuovo consiglio di amministrazione. Nell’atto, Tarquini sosteneva che le nomine erano illegittime, perché il presidente Federico Amico e la consigliera Federica Zambelli erano privi dei requisiti di onorabilità e professionalità, mentre l’altra consigliera, Camilla Verona, era incompatibile. L’istruttoria di Anac si è invece conclusa con l’archiviazione per “l’insussistenza delle ipotesi” formulate nell’esposto.
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