REGGIO EMILIA – L’utilizzo del Taser come strumento di contenimento immancabilmente è sorto nel dibattito pubblico seguito alla morte a Bologna di Abderrahim Fakir. Il dispositivo avrebbe evitato la tragedia, hanno sostenuto alcuni sindacati di polizia ma anche esponenti politici. Il dissuasore elettrico non è tuttavia esente da rischi. In seguito a un intervento degli agenti della questura di Reggio, il 15 settembre di un anno fa, morì in ospedale Claudio Citro a poche ore distanza dalla scarica di Taser con cui era stato colpito.
Le forze dell’ordine furono allertate dopo che alcuni residenti lo avevano notato fuori controllo dare in escandescenze.
Per quell’episodio, che si svolse principalmente all’interno del forno Castagnoli a Massenzatico, sono tuttora indagati tre poliziotti della Squadra Volante, di 22, 25 e 26 anni. Difesi dall’avvocato Giovanni Tarquini, l’ipotesi di reato che li riguarda consiste nell’eccesso colposo nei limiti dell’uso legittimo delle armi, in questo caso il dissuasore a impulso elettrico. Claudio Citro, che aveva 41 anni, era affetto da patologie cardiache. L’esito dell’autopsia svolta per capire il nesso causale con il Taser ancora non è stato depisitato. Le indagini, che di prassi devono concludersi entro un anno, sono ancora aperte e non è esclusa una richiesta di proroga da parte della pm Giulia Galfano. Sul tavolo del magistrato compaiono, tra le altre cose, le linee guida tecnico-operative adottate dal Ministero dell’Interno alla fine del 2022 inerenti l’utilizzo della pistola elettrica.
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