REGGIO EMILIA – Nessuna tensione, nessuna guerriglia urbana, come invece accaduto lunedì sera a Bologna, ma tanta rabbia e indignazione in Piazzale Marconi alla manifestazione di protesta per la morte di Fakir Abderraim, il 42enne deceduto domenica nel capoluogo emiliano durante un fermo di Polizia.
Al presidio di piazzale Marconi a Reggio, promosso dall’assemblea reggiana per la Palestina, hanno partecipato oltre 150 persone, tra loro anche molti cittadini di origini nord africane, proprio come l’uomo che ha perso la vita.
Parecchi di loro hanno esposto cartelli con l’immagine simbolo di questa vicenda, ossia Fakir bloccato dai poliziotti. Abbiamo intervistato due giovani appena 18enni, hanno origini egiziani, ma sono nati qui: “Sono venuto qui per dire che quello che é accaduto é sbagliato, la persona che é morta stava chiedendo aiuto”, dice Ahmed Louchi. “Qui in Italia c’é una situazione un po’ critica”, aggiunge Adama Aima.
Agli organizzatori poniamo l’obiezione sul fatto che i fatti non siano ancora del tutto chiari e che la regolarità o meno del comportamento degli agenti debba essere accertata da una indagine: “Questa volta a differenza di altri casi analoghi del passato abbiamo un video che testimonia i due poliziotti sopra Fakir”, replica Alessia Manera, portavoce della Assemblea reggiana per la Palestina.
Alla manifestazione non erano presenti agenti in divisa, anche se gli uomini della questura c’erano eccome, sul campo in borghese. Non era presente alcun esponente di istituzioni o di forze politiche di Sala del Tricolore.
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