REGGIO EMILIA – La politica vive talvolta di fiammate, di temi che emergono quasi all’improvviso con forza dirompente e che a poco a poco scompaiono dal dibattito. E’ il caso dell’acqua pubblica, cioè della spinta popolare volta a riportare la gestione del servizio idrico sotto il pieno controllo degli enti locali.
Nel 2010 un milione e 400mila italiani firmarono una richiesta di referendum contro forme striscianti di privatizzazione dei servizi pubblici. E l’anno dopo, una valanga di voti – 250mila a Reggio Emilia, più di 25 milioni a livello nazionale – abrogò le modalità di affidamento che favorivano la gestione privata e il comma del testo unico ambientale che stabiliva una remunerazione fissa del capitale del 7% per le aziende che investivano nel servizio idrico.
Sembrava l’inizio di una piccola rivoluzione, invece di lì a poco il tema dell’acqua pubblica finì nel dimenticatoio. Reggio Emilia può, dunque, essere legittimamente orgogliosa dell’imminente gara per la gestione del servizio idrico in provincia nei prossimi 20 anni. Dei quattro pretendenti iniziali, sono rimasti in lizza solo due operatori: Iren e il gruppo lombardo A2A. Non è la soluzione che volevano i comitati per l’acqua pubblica, ma l’architettura complessiva offre chiare garanzie: proprietà interamente pubblica delle reti e concessione affidata a una società controllata dai Comuni, in cui il privato vincitore della gara sarà socio di minoranza e avrà il ruolo di gestore operativo.
L’anno scorso sia Iren che Acea avevano presentato ricorso al Tar dell’Emilia Romagna contro il bando di gara. Iren lo aveva poi ritirato, mentre il gruppo romano aveva insistito, sostenendo che il bando metteva tutti i poteri nelle mani dei soci pubblici, relegando il privato al ruolo di finanziatore e rendendo l’appalto non remunerativo. Il Tar ha respinto il ricorso. Ci sono voluti 10 anni, ma ormai ci siamo. Quando Reggio Emilia avrà completato il percorso, guardandosi attorno, vedrà che la compagnia dei territori che hanno fatto altrettanto in Italia è tutt’altro che numerosa.
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