REGGIO EMILIA – Sono giorni di profonda riflessione, questi, in casa Reggiana. Il campo ha sentenziato il terzultimo posto dopo 38 giornate, con conseguente ritorno in C dopo tre stagioni di purgatorio. Ne consegue, ovviamente, che la prossima annata obblighi la proprietà a un altro ingente esborso, poiché tutti sanno che in terza divisione gli sponsor pagano meno e gli introiti diminuiscono sensibilmente, soprattutto quelli derivanti da diritti tv che, semplicemente, crollano.
Per questo, nella seconda parte della settimana il patron Amadei incontrerà i soci per iniziare a pianificare e, in primis, a capire che fisionomia avrà il prossimo board granata. Nei giorni scorsi sia il presidente Salerno che il diesse Fracchiolla hanno reso noto di essere pronti a restare; a differenza del secondo, che è un dipendente e in quanto tale “licenziabile”, per uscire dalla società qualcuno dovrà invece acquisire le quote del secondo (20%) che, allo stato attuale, non sembra essere pronto a cedere. Una volta tenutosi questo importante incontro, la proprietà verrà ricevuta in Comune, dove si cercherà di trovare una quadra per poter assicurare un futuro stabile alla Reggiana.
Anche i muri sanno, infatti, che Amadei voglia cedere le proprie quote (75% circa) ma che al momento nessuno di serio ha bussato alla sua porta. Al netto del fatto che non è semplice cedere una società appena retrocessa in C per i discorsi di cui sopra, c’è da aggiungere un dettaglio non di poco conto e che spesso viene sottovalutato: chi mai comprerebbe un club che gioca in uno stadio di proprietà di un altro?
Infine, un dato di attualità: chiunque sia la quarta squadra a retrocedere tra Bari e Sudtirol, il paracadute per la C non sarà altissimo: i 5,5 milioni verranno infatti divisi tra Reggiana, Spezia, Pescara e una delle due impegnate ai playout. Tranne gli abruzzesi, hanno tutte almeno tre anni di militanza in B. Ergo, siamo vicini agli 1,5 milioni a società.
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