REGGIO EMILIA – E’ stato il procuratore capo Calogero Paci, che affiancava il pm Laura Galli, a dirlo: “Depositiamo un supplemento di indagini. Accertamenti scaturiti da dichiarazioni spontanee fatte da un detenuto, che sostiene di aver raccolto in cella le confidenze di Danish Hasnain”. L’udienza, la prima dopo la pausa estiva, è iniziata da poco. Se prima tutti gli occhi erano per Shabbar Abbas per la prima volta in aula, ora si spostano sul banco dell’accusa. La procura ha sentito non uno, ma due detenuti, tra il 5 e il 6 settembre. Stando a quanto ha riferito uno di loro, lo zio di Saman gli avrebbe detto di aver partecipato attivamente all’omicidio della ragazza e avrebbe tirato in ballo anche gli altri quattro imputati. Delegando i carabinieri, la procura ha disposto accertamenti per trovare riscontro a queste parole. Danish Hasnain non ha chiesto di intervenire dopo quanto detto da Paci, e il suo avvocato, Liborio Cataliotti, ha risposto cosi: “Non sono affatto
preoccupato, e poi mi sembra strano: Danish è stato intercettato copiosamente in carcere e mai ha detto qualcosa di autoaccusatorio o di eteroaccusatorio. Minimo esprimo dei dubbi”.
I legali di Shabbar Abbas, come preannunciato, hanno chiesto formalmente di riascoltare 18 testimoni per poterli controesaminare alla presenza del loro assistito, e la Corte d’Assise ha accolto l’istanza. Tra loro alcune assistenti sociali e alcuni inquirenti che si sono occupati delle indagini. Nonostante le eccezioni sollevate, la Corte ha anche deciso che il fratello e il fidanzato di Saman saranno ascoltati in aula perché, rispetto alle dichiarazioni rese nell’estate del 2021, hanno raggiunto ‘un diverso grado di maturazione. Accadrà il 3 e il 6 ottobre. Fuori dal tribunale hanno fatto sentire la propria voce, anche con il silenzio, le attiviste di Non Una Di Meno: “Saman nel cuore e nelle lotte”, diceva lo striscione.
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