REGGIO EMILIA – “Giusto implementare gli organici, però rimane il problema delle tutele di questi lavoratori. Stiamo chiedendo di fare il lavoro di chirurgo a un infermiere”.
Con una metafora sanitaria, Jukka Reverberi, funzionario Fp Cgil, si inserisce nel dibattito pubblico sulla sicurezza e sulle richieste dei sindaci di potenziare gli organici. Il tema numerico esiste: a Reggio la polizia locale conta 130 agenti, non tutti però operativi ma in parte destinati agli uffici, contro una pianta organica che ne prevederebbe 170, dice il funzionario della Cgil, che aggiunge però che tirando la coperta da una parte se ne scoprono altre in diversi servizi comunali. E il presidio pro sicurezza è anche fatto dagli assistenti sociali e dagli operatori culturali, tanto per fare due esempi. Ma il problema, per il sindacato, è il giusto punto di vista con cui affrontare il tema. “Lo Stato si deve prendere un grande impegno. Se il problema sicurezza esiste, deve impegnarsi a trovare le risorse, a modificare lo statuto dei diritti e delle tutele del personale, che non può essere considerato alla stregua di un dipendente comunale che è quello che oggi gli agenti sono”.
Una professione non più appetibile soprattutto dal punto di vista economico, la cui funzione di pattugliamento e vigilanza è di supporto ai corpi dello Stato: polizia, carabinieri e guardia di finanza. Reverberi aggiunge: “Che ci siano più agenti a pattugliare in bici o a piedi il centro è doveroso e giusto, dopodiché definiamo modo e ambito di intervento, perché a oggi non è così”.
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