REGGIO EMILIA – Gli investimenti pianificati e realizzati dalla Provincia nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza superano i 52 milioni. La scuola è stata il cuore del pacchetto: ben 32 i milioni impiegati su 36 interventi di miglioramento ed efficientamento dell’edilizia degli istituti superiori di secondo grado, con focus sulla sicurezza, sulla qualità degli spazi e sul maggiore comfort. Oltre 18 milioni sono confluiti su progetti di transizione digitale attivi in provincia; 1 milione e 450mila sono serviti per gli interventi infrastrutturali. In questo caso, il quadro iniziale degli interventi collegati al Pnrr avrebbe dovuto riguardare 15 opere di ripristino dei dissesti sulle strade provinciali causati dagli eventi meteo di maggio e giugno 2023, per un valore di oltre 10 milioni, ma dopo la rimodulazione del piano nazionale le risorse effettivamente arrivate hanno riguardato 4 interventi; gli altri 11 sono confluiti su altre fonti di finanziamento, in particolare regionali. Inoltre, la Provincia ha svolto 11 gare per conto dei Comuni, mettendo a disposizione competenze tecniche e amministrative specialistiche a supporto degli enti locali.
“Un lavoro che conferma il ruolo ancora decisivo delle Province, che nonostante un quadro istituzionale ancora incompiuto hanno dimostrato di avere competenze tecniche, capacità amministrativa e visione territoriale – dice il presidente della Provincia Giorgio Zanni – Abbiamo lavorato per trasformare risorse straordinarie in cantieri e servizi reali. Scuole, strade, ponti, digitale e supporto ai Comuni sono funzioni che incidono ogni giorno sulla vita delle persone. Il Pnrr ha dato una spinta straordinaria, ma non può essere considerato la risposta pienamente soddisfacente e definitiva ai fabbisogni dei territori. Sulle scuole, in particolare, sarà necessaria e urgente una nuova programmazione pluriennale, accompagnata da finanziamenti idonei a realizzarla. Servirebbero maggiore chiarezza e meno burocrazia anche nella fase conclusiva del Piano. Gli enti stanno rispettando i tempi, ma la rendicontazione resta un passaggio complesso, con modalità diverse a seconda dei Ministeri e con procedure che devono essere rese più certe e omogenee”.
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