REGGIO EMILIA – Alla fine il Pesce fuor d’acqua ha fatto la fine coerente con il suo titolo: è stato tolto dall’acqua urbana di Porta Santa Croce ed è finito in magazzino. Rimosso per i lavori di riqualificazione dell’area, oggi l’imponente scultura è custodita nel magazzino comunale di via Mazzacurati.
L’opera di proprietà privata è ora oggetto di confronto tra Comune e proprietari per una nuova collocazione. Una cosa, però, è certa: non tornerà dove l’abbiamo sempre vista.
Il Pesce fuor d’acqua, realizzato dall’artista e artigiano reggiano Giovanni Menada, era stato installato lungo viale Isonzo, ed era rapidamente diventato un landmark urbano. Così lo descriveva il critico d’arte Sebastiano Simonini: “Già nel titolo un’ammonizione. Oltre quindici quintali di acciaio per una raffigurazione fuori scala, iper-dettagliata e quasi surreale, capace di unire forza materica e ironia”.
L’opera, commissionata e finanziata dalle famiglie Spallanzani e Fagioli, era collocata dal 2010 di fronte a palazzo Santa Croce (ex Bingo), in un punto carico di memoria: lì scorreva un antico canale di derivazione del Secchia, che alimentava le seterie di Santa Croce. Un contesto storico evocato simbolicamente da un secchio in lamiera zincata, simile a quello dei pozzi, dal quale fuoriescono testa e coda di un pesce in acciaio, troppo grande per il recipiente che lo contiene.
Alta quasi cinque metri, con un peso di oltre quindici quintali e un diametro che arriva a 3 metri all’orlo, la scultura è stata realizzata alla CMC di Cavriago.
Presentata come simbolo di collaborazione tra pubblico e privato insieme a un intervento di riassetto della viabilità oggi l’opera attende una nuova destinazione. In magazzino, appunto: più che mai fuor d’acqua, in attesa che si decida dove farla tornare a respirare.
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