REGGIO EMILIA – Se paragonati alle asfittiche affluenze alle urne delle elezioni attuali, i dati dei votanti del 1946 sono impressionanti. Dopo 20 anni di dittatura fascista, dopo la guerra voluta da Mussolini, tutti assaporano il nuovo clima di libertà.
Al referendum per la scelta della forma istituzionale dello Stato, il 93,7% degli elettori reggiani si reca ai seggi, di cui la gran parte già il primo giorno. La cronaca del quotidiano “Reggio Democratica” racconta particolari curiosi: davanti ai seggi c’è chi fino all’ultimo è prodigo di accalorati consigli sul voto, non ci sono ancora le norme sul silenzio elettorale. E’ massiccia l’affluenza delle donne, che già erano andate alle urne per la prima volta due mesi prima, nelle Amministrative di marzo. Molte di loro non si sono messe il rossetto, nel timore di lasciare tracce sulla scheda, che va chiusa umettando con le labbra una linguetta di colla. Eventuali segni potrebbero fare annullare il voto.
Il pronunciamento per la Repubblica è imponente: 180mila voti, pari all’80,1%, mentre alla monarchia, responsabile dell’ascesa del regime fascista, ne vanno 44mila, pari al 19,9%. Reggio Democratica esulta tre giorni dopo, il 6 giugno, quando arrivano i dati dei complicati conteggi nazionali. E’ immediata invece la soddisfazione per i risultati ottenuti dai tre principali partiti nell’elezione dell’assemblea Costituente: 105mila voti, pari al 45,5%, al Partito Comunista; 61mila voti, pari al 26,5%, alla Democrazia Cristiana; 58mila voti, pari al 25,3% al Partito Socialista di Unità Proletaria.
Sono sette i reggiani eletti: Silvio Fantuzzi e Nilde Iotti per il Pci; Giuseppe Dossetti, Pasquale Marconi e Antonio Pignedoli per la Dc; Alberto Simonini per il Partito socialista; Meuccio Ruini per il Partito Democrazia del Lavoro, futuro presidente della Commissione dei 75 incaricata di redigere il testo della Costituzione.
Reggio Emilia 2 giugno 1946 nascita repubblica italiana








