REGGIO EMILIA – “Andremo avanti ancora a lungo, il presidio sta andando benissimo e siamo in tanti”. Dopo nove giorni, i partecipanti alla protesta che ha impedito l’inizio dei lavori di Conad all’Ospizio non sembrano intenzionati a fare passi indietro e all’invito del vicesindaco De Franco a sedersi a un tavolo, replicano che è un appello tardivo.
Lo spiegano in particolare Alessio Cosa e Attilia Notari che fanno parte del presidio. La presa di posizione ufficiale è arrivata dall’Assemblea del Bosco Ospizio, i militanti che abbiamo incontrato stamattina al nono giorno di presidio, precisano che la loro è un’opinione individuale, ma la replica al vicesindaco De Franco lascia poco spazio ai dubbi. Il segretario cittadino del Pd, ieri, ricostruendo la storia dell’area aveva evidenziato come il progetto condiviso con Conad abbia ridotto in modo significativo i volumi edificati e consenta di rendere pubblico più della metà del terreno lungo la via Emilia oggi interamente privato. Nel ribadire le ragioni del Pru Ospizio, il vicesindaco aveva però teso anche una mano ai manifestanti invitandoli a “estendere insieme la riflessione alla città nel suo complesso senza concentrarsi su un’unica battaglia di principio”. Chi oggi protesta, però, guarda agli alberi e agli arbusti nati quando gli edifici che sorgevano all’Ospizio sono stati abbattuti e vuole difenderli a tutti i costi.
Un luogo diventato un simbolo non solo reggiano che divide anche i residenti tra chi partecipa e chi invece vorrebbe vedere realizzati i servizi di quartieri, biblioteca, Casa della comunità e il Polo Est dei servizi sociali previsti nel progetto. Una soluzione condivisa appare lontana da trovare e nel tempo, come la fine del presidio.
Leggi e guarda anche
Reggio Emilia bosco ospizio protesta OspizioPru Ospizio, De Franco agli ambientalisti: “Confronto oltre la protesta”. VIDEO







