REGGIO EMILIA – Polemica a Modena a margine del derby di Serie B di calcio giocato venerdì tra la squadra padrona di casa e la Reggiana finito con la vittoria per 2-1 del club modenese. A sollevarla è quanto accaduto la sera prima della sfida quando sarebbe stato rimosso uno striscione affisso fuori dallo stadio dall’associazione ‘Non Una di Meno’ con scritto ‘Stupratori in campo non ne vogliamo‘ riferito al giocatore reggiano Manolo Portanova, condannato a sei anni di carcere in secondo grado dalla Corte d’appello di Firenze con l’accusa di violenza sessuale di gruppo.
“Il vessillo è durato due ore. Abbiamo trovato delle persone che portavano via lo striscione che avevamo affisso nei pressi della curva Montagnani – si legge sul profilo Instagram di ‘Non Una di Meno Modena’ -, abbiamo chiesto di restituircelo e loro hanno risposto con insulti sessisti, minacce e mostrando i genitali. ‘Non allo stadio’, questo è quello che ci è stato detto mentre ci riprendevamo lo striscione”.
Sulla vicenda interviene anche il sindaco di Modena, Massimo Mezzetti. Detto che “la presunzione d’innocenza fino alla pronuncia della Cassazione fa parte del nostro ordinamento ed è un diritto dell’imputato”, osserva in un passaggio di un lungo intervento riferendosi al procedimento in corso nei confronti del centrocampista reggiano, “se queste accuse sono state riconosciute in due gradi di giudizio è, se possibile, ancora più grave nascondere la testa sotto la terra del campo di gioco. Credo che ognuno si debba assumere le proprie responsabilità, comprese le società calcistiche ma, visto che lo stadio è proprietà del Comune, non posso che leggere con attenzione le parole del gruppo femminista ‘Non Una di Meno’. Personalmente ero allo stadio a tifare il nostro Modena e mi sono rallegrato per il risultato che ci ha visti prevalere. Questa vicenda però ci interroga fortemente e – conclude – tornando all’inizio del mio ragionamento, non va nascosta come qualcosa di cui sia inappropriato parlare“.








