REGGIO EMILIA – E’ uno dei casi di cronaca più sconvolgenti degli ultimi anni. Un caso che ha a lungo interrogato la coscienza dell’avvocato Nicola Tria, 56 anni presidente della Camera Penale di Reggio, che assiste Chiara Petrolini condannata dal Tribunale di Parma lo scorso 24 aprile, a 24 anni di carcere nel processo di primo grado: “Quello che l’opinione pubblica non vede è la storia che c’è dietro, che bisogna comprendere – ha detto -. Soprattutto questo enigma, perchè comunque lo si guardi è un enigma: un cortocircuito corpo – mente che consente ad una donna di trascorrere nove mesi di gravidanza senza che questo sia minimamente visibile all’esterno e forse nemmeno percepito fino in fondo dalla propria mente. Questo è il tema di questo processo”.
Tria ha accettato l’invito de “Il Graffio” per parlare di questa vicenda, chiarendo anche le ragioni per cui la ragazza non abbia finora trascorso alcun giorno in carcere: “La richiesta della Procura per Chiara Petrolini era quella del carcere. Il tema era quello delle esigenze cautelari che la Procura riteneva esistenti, ovvero il pericolo della reiterazione del reato. Quello che io ho sostenuto, e che anche la Cassazione ha detto, era che, per la particolarità di questa situazione più unica che rara, non c’era da pensare che stando agli arresti potesse ripetere il reato che era ipotizzato con le stesse modalità con cui era stato commesso, quindi che non ci fosse un pericolo di reiterazione che richiedesse il carcere. Con la sentenza non cambia nulla, perchè non c’è un aggravamento della situazione”.
Tria ha rivelato di avere ricevuto via social network offese e ingiurie per il suo ruolo di avvocato difensore di Chiara Petrolini. Affermazioni che ora potrebbero portalo a effettuare denunce.
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