REGGIO EMILIA – La parità salariale di genere nel settore metalmeccanico della provincia di Reggio Emilia resta un miraggio. Questo quanto evidenziato da un’indagine della Fiom-Cgil. Donne sulle quali continua a ricadere il compito di prendersi cura della famiglia. Una sorta di automatismo, dovuto a una cultura maschilista ancora difficile da scalfire, che si traduce in concedi parentali chiesti dalle madri in una quantità pari a due volte e mezzo rispetto ai padri. Impiegate che in una quota più alta del 30% in confronto ai colleghi lavorano in smart working, lavoratrici che ricorrono al part time in una dimensione dieci volte più grande degli uomini. E poi donne che sono tagliate fuori spesso anche dai percorsi di formazione.
Lo spaccato riguarda le imprese metalmeccaniche reggiane. Dove è soprattutto la parità salariale di genere a figurare quasi come un miraggio. Lo dice la fotografia scattata attraverso questionari che hanno coinvolto 26mila dipendenti, pari a due terzi della platea complessiva. Tra gli impiegati spicca il dato delle maggiorazioni individuali di retribuzione.
“Nel momento in cui cominciano ad arrivare i superminimi individuali decisi dalle imprese, il gap salariale passa al 34% – graffia Simone Vecchi, segretario provinciale Fiom-Cgil -. Quella che si chiama meritocrazia in realtà non ha fatto altro che creare maggiori disuguaglianze”.
La ricerca è stata elaborata e presentata dalle stesse funzionarie e delegate della Fiom. La differenza tra la retribuzione maschile e quella femminile si riduce al 13% quando si tratta di operai e operaie. Per questo motivo viene accettata dal sindacato la sfida lanciata da Unindustria Reggio l’8 marzo scorso, riguardante un maggiore ricorso alla contrattazione collettiva.
“Nelle trattative che abbiamo sui tavoli – spiega Luana Mazza, segreteria provinciale della Fiom – stiamo chiedendo aumenti salariali fissi e uguali per tutti, sia in risposta alla condizione inflattiva che erode il potere d’acquisto, sia in risposta al divario di genere. L’inflazione influisce di più sui redditi più bassi quindi su quelli delle lavoratrici metalmeccaniche”, conclude la segretaria provinciale.








