REGGIO EMILIA – La questione dei metal detector nelle scuole superiori considerate più “a rischio” non è tramontata nelle settimane a cavallo tra gennaio e febbraio, quando il tema era esploso dopo la morte di uno studente a La Spezia, accoltellato da un coetaneo. La circolare firmata allora dai ministri Valditara e Piantedosi è tuttora sui tavoli delle prefetture, anche su quello di Salvatore Angieri. Il provvedimento non obbliga a nulla, ma tuttavia consente, alle scuole i cui dirigenti scolastici ne facciano richiesta, e in accordo appunto con prefetture e forze dell’ordine, di utilizzare metal detector portatili all’ingresso degli istituti.
Nel momento in cui scriviamo, nessun preside reggiano ne ha fatto richiesta, e una cosa è certa: la visione politica degli enti locali reggiani va in tutt’altra direzione. Nei giorni scorsi la Provincia ha convocato l’assemblea unificata della Conferenza dei servizi scolastici e del Tavolo di concertazione proprio per affrontare, assieme a quelli del benessere e della prevenzione, il tema della sicurezza, che si costruisce con “continuità, prossimità educativa e lavoro di rete”, dice la vicepresidente con delega alla Scuola Francesca Bedogni. L’incontro, che ha riunito rappresentanti della comunità scolastica, istituzioni, parti sociali e soggetti educativi, ha avuto l’obiettivo comune di mettere a fuoco le trasformazioni che attraversano oggi il mondo giovanile “evitando – fanno sapere da Palazzo Allende – letture semplificate o esclusivamente emergenziali”, e rafforzando “un modello di intervento fondato su presenza educativa, ascolto e corresponsabilità”.
Sono stati comunicati i risultati del progetto Streetin Makallè, promosso dalla Provincia e realizzato dalla cooperativa Papa Giovanni XXIII nel polo scolastico di via Makallè, che ha visto la presenza di educatori agli ingressi e nei corridoi degli istituti. Nel corso dei mesi, ogni giorno sono stati intercettati oltre 50 ragazzi e altrettante situazioni di fragilità; quasi 900 studenti poi, oltre a 120 insegnanti, hanno compilato volontariamente un questionario da cui è emersa la necessità di essere ascoltati, riconosciuti e trattati con rispetto al di là del rendimento. Tra le linee guida decise per il futuro, quella di rafforzare il ruolo dell’Osservatorio sull’adolescenza e i giovani e di estendere la progettazione alle scuole medie.
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