ALBINEA (Reggio Emilia) – “E’ più facile vedere un cobra fumare, piuttosto che il Brasile entrare in guerra contro la Germania”, si pensava. Invece si il Paese sudamericano si è schierato dalla parte giusta durante la seconda guerra mondiale e i militari della Feb, la Forza di Spedizione Brasiliana, hanno voluto utilizzare come simbolo proprio un serpente con la pipa. Sono stati loro i primi ad entrare nel paese di Albinea, già liberato, nel pomeriggio del 24 aprile 1945, subito dopo i partigiani. L’immagine sulla parete del Museo delle Storie, scoperta nel corso di una cerimonia ufficiale, ricorda proprio quel momento.
“Quello dei brasiliani è stato un contributo al conflitto molto importante – le parole della sindaca Roberta Ibattici – perché solo la settimana precedente erano sull’Appennino modenese in una battaglia sanguinosa in cui ebbero tantissime perdite. E’ giusto riconoscere anche qui nel Reggiano, e non solo nel Modenese, il loro contributo alla Liberazione“.
“Siamo qui per celebrare l’amicizia tra gli italiani, il comune di Albinea e l’esercito brasiliano, con i nostri eroi della Feb che hanno combattuto insieme agli Alleati e insieme ai partigiani per liberare l’Italia”, ha detto il Col. Rodrigo Coutinho Ferrerira dell’Ambasciata Brasiliana.
E’ il primo omaggio in provincia di Reggio alla Feb, che quel giorno attraversò tutta la pedecollina da Casalgrande a San Polo. In centro ad Albinea, uno delle auto blindate ebbe un guasto e rimase ferma per due giorni”. “E’ rimasta due giorni con due militari brasiliani di sentinella, uno era di colore e qui ad Albinea non si erano mai viste persone di colore – ricorda Corrado Ferrari dell’Anpi – Quindi dalle frazioni arrivavano i ragazzi a vedere questo soldato che per due giorni gli ha dato cioccolato e caramelle”.
Dopo gli interventi istituzionali, hanno risuonato gli inni nazionali. All’iniziativa hanno partecipato anche diversi cittadini brasiliani che vivono nel nostro territorio: “Vedere riconosciuta la nostra storia, la storia dei brasiliani che sono stati qui a combattere per l’Italia, che era il paese di mio nonno, è una emozione molto grande”, ci ha detto uno di loro.







