REGGIO EMILIA – “Una lavoratrice di Trenitalia viene aggredita in stazione a Reggio, finisce al pronto soccorso e ne esce con sei giorni di prognosi. Nel frattempo l’uomo indicato come suo aggressore era già tornato in piazzale Marconi, dove è una presenza abituale. Ci sono arrivate anche le foto dai lavoratori. È intollerabile, quale sicurezza stiamo garantendo?”. Così Manola Cavallaro, segretaria regionale della Fit Cisl. “La paura non può diventare un rischio professionale, né una condanna dopo l’aggressione. Quella lavoratrice si chiederà se incontrerà ancora quell’uomo, cosa accadrà, chi ci sarà a difenderla”.
E ancora: “Presìdi e controlli sono necessari, ma non bastano se non si riesce a prevenire nuove violenze. È anche una questione di rispetto per la Polfer e le altre forze dell’ordine: il loro lavoro non può essere vanificato nei meandri di un sistema che evidentemente non funziona”.
Cavallaro richiama la storia di Alessandro Ambrosio, il capotreno di 34 anni ucciso il 5 gennaio nell’area ferroviaria di Bologna. L’uomo accusato dell’omicidio era già noto alle forze dell’ordine, trovato con coltelli e destinatario di un provvedimento di allontanamento. “Non possiamo rassegnarci a scoprire, dopo ogni tragedia, che certi segnali erano già conosciuti. Non aspettiamo l’ennesima vittima per affrontare il problema, perché il rischio investe molte stazioni della regione, nelle quali biglietterie, personale viaggiante e operatori della sicurezza lavorano troppo spesso esposti alle aggressioni”.
Addetta alla biglietteria di Trenitalia aggredita in stazione a Reggio Emilia







