CASTELNOVO MONTI (Reggio Emilia) – Ha giocato un ruolo da protagonista in più battaglie Roberto Malvolti, nelle scorse ore rinviato a giudizio assieme alla moglie per una vicenda di sfruttamento di lavoratori. Il 59enne, imprenditore di Castelnovo Monti, da tanti anni è rappresentante di SOS Italia Libera, associazione che assiste e tutela le vittime di estorsione, criminalità organizzata e usura. Associazione che è estranea agli episodi che finiranno esaminati in un processo al via tra qualche mese. Da attivista Malvolti si è occupato di legalità ma anche di montagna in generale, a partire dai problemi della statale 63. A più riprese ha promosso iniziative con il comitato per la messa in sicurezza della strada più importante dell’Appennino, nelle immagini un’azione dimostrativa che risale a 17 anni fa.
La sua figura da paladino a favore di più cause si scontra ora con un procedimento giudiziario. In qualità di rappresentante di un’azienda agricola avrebbe assieme alla moglie, sfruttato quattro lavoratori originari della Tunisia. La loro retribuzione, secondo gli inquirenti, sarebbe stata di molto inferiore a quella prevista dal contratto di categoria, con turni al di fuori del monte ore consentito.
Le indagini, come raccontato da Il Resto del Carlino, sono scattate tre anni fa, dopo l’infortunio di uno degli operai, che subì la mutilazione di due dita rimaste ferite durante l’utilizzo di macchinario. In quell’occasione, secondo l’accusa, il lavoratore sarebbe stato accompagnato al pronto soccorso, ma lasciato a qualche passo dall’ingresso nel tentativo di occultare le responsabilità aziendali.
Ricostruzioni che sono state totalmente respinte dalla coppia, il cui avvocato ha definito “superficiali” le indagini, affermando la regolarità delle assunzioni e della formazione dei dipendenti.






