REGGIO EMILIA – Il piano urbanistico attuativo di iniziativa pubblica per l’area di Ospizio, incentrato su un maxi-intervento di edilizia residenziale pubblica, approda in Consiglio comunale a Reggio il 20 gennaio 2006.
Il progetto originario era stato modificato tenendo conto dei suggerimenti e delle richieste scaturite durante una serie di incontri con i residenti del quartiere, come spiegò ai nostri microfoni l’assessore all’Ambiente Pinuccia Montanari, esponente dei Verdi in giunta. “Devo dire che tutto è nato da una valutazione ambientale dell’area verde. Il primo progetto presentava delle criticità proprio su questo aspetto”.
Nonostante le modifiche, il progetto approvato all’epoca desta impressione: prevedeva quattro torri di 11 piani di appartamenti, più uffici e negozi per complessivi 20.700 metri quadrati. Un insediamento imponente, visto con gli occhi di oggi. Ma la bolla dell’edilizia doveva ancora scoppiare e nessuno ebbe nulla da eccepire. Nel dicembre 2007 Rete, proprietaria dell’area, firmò la convenzione urbanistica con il Comune. Soggetto attuatore era Crea srl, nella cui compagine sociale figurava anche Acer. Di lì a poco, dopo il completamento delle demolizioni, la biblioteca di Ospizio si trasferì in una nuova sede, vicina al centro storico, con l’idea però di tornare presto o tardi nel cuore del quartiere.
Ma le torri non vedranno mai la luce: la crisi dell’edilizia fece abortire il progetto. In quell’area di Ospizio tutto si ferma per anni. Fino al 2014, quando Crea srl trova un acquirente, Conad Centro Nord, che acquista l’area e subentra nei diritti edificatori. Ma i colpi di scena non erano finiti. Lo vedremo nella prossima puntata. (2/continua)
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