REGGIO EMILIA – Recentemente il nostro territorio si è ritrovato più volte a fare i conti con piani urbanistici pensati e approvati molti anni fa e non ancora realizzati. Piani che a volte sono in contrasto con la visione delle amministrazioni locali in carica e che tuttavia non possono essere cancellati o anche solo modificati unilateralmente, perchè i diritti edificatori conservano piena efficacia.
E’ pur vero, però, che la durata di una convenzione urbanistica è fissata dalla legge in 10 anni dal momento dell’approvazione del piano da parte della Giunta comunale. E invece sia nel comune capoluogo che in provincia vi sono convenzioni approvate più di 10 anni fa, ma che non sono ancora scadute. Dunque nessuno può impedire ai soggetti attuatori di realizzare gli insediamenti previsti da quei piani.
Perchè accade tutto questo? Accade perchè, nel corso del tempo, diversi decreti legge hanno prorogato la durata delle convenzioni. Nel 2013 il Decreto legge 69 dispose una proroga di 3 anni. Nel 2020 il cosiddetto Decreto Semplificazioni allungò di tre anni la durata delle convenzioni che non erano ancora scadute alla data dell’11 settembre 2020. Nel 2022 il Decreto legge 21 introdusse un’ulteriore proroga di 30 mesi, poi diventati 48 quest’anno con la legge n. 26 del 27 febbraio.
Il risultato è che l’efficacia dei titoli edilizi di molti piani convenzionati è stata allungata da 10 a 20 anni, in alcuni casi anche qualche mese in più, per effetto di una norma contenuta in un altro Decreto legge del 2020 (Dl 18/2020). E così in edilizia il passato non passa mai.
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