REGGIO EMILIA – “L’accampamento delle ricerche era proprio lì, poco distante. Papà era vestito di nero e i droni l’hanno scambiato per un arbusto. E’ stato quello che ci ha rovinato un po’ la ricerca”.
Per settimane è stata perlustrata la zona dell’ex villaggio minerario nei pressi di Iglesias. Per i famigliari di Giuseppe Marchesi si è trattato di un epilogo beffardo. La salma del loro caro individuata a cinque mesi dalla scomparsa del 77enne, era nelle vicinanze del campo base allestito dalla Protezione civile, notata in modo fortuito da un cercatore di asparagi che si era perso. “Questo signore è riuscito a chiamare i carabinieri, il comandante come ha saputo del fatto ha mandato subito due pattuglie sul posto – le parole della figlia di Marchesi, Loredana – I test del Dna sono stati veloci: si parlava di quattro mesi, invece nel giro di un mese e mezzo è arrivato. Ci siamo sentiti sollevati quando abbiamo saputo che la salma era la sua. La cosa che ci premeva di più era sapere che nessuno gli avesse fatto nulla e soprattutto che non avesse sofferto; come ha detto il medico legale, papà ha avuto un infarto ed è morto praticamente sul colpo”.
Loredana, 41 anni, è nata a Scandiano dove ha abitato fino a meno di un anno fa. Ringrazia le persone del paese che sono rimaste in contatto con lei durante questi lunghi mesi, più di cinque, vissuti con un’angoscia alimentata, tra le altre cose, da avvistamenti infondati. “Non lo auguro nemmeno al mio peggior nemico una cosa del genere. Avendo mia madre una certa età, abbiamo cercato di non crollare, di non fargli pesare più di tanto la situazione. Perché parliamo di una persona che dalla sera alla mattina è uscita, doveva rientrare e non l’ha più fatto”.
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