NOVELLARA (Reggio Emilia) – Nei giorni scorsi vi avevamo riferito di come il sistema del riciclo della plastica fosse andato in tilt in tutto il Paese. Di come, in definitiva, il prodotto raccolto in modo differenziato dai cittadini e recuperato dalle aziende del settore fatichi a trovare uno sbocco di mercato. Il risultato sono le giacenze che si accumulano nei magazzini e nei cortili. Una situazione, questa, che costa ai Comuni tra i 300 e i 400 milioni di euro l’anno e che ha spinto, recentemente, l’Assessore alla Cura della città del Comune capoluogo Davide Prandi a chiedere al ministero dell’Ambiente incentivi per sostenere il riciclo.
Gli enti, tuttavia, non sono i soli a patire il ristagno di questa siutazione. ‘La crisi della plastica attanaglia tutto il circuito Corepla, che ha vari problemi a piazzare il materiale di recupero sia per i bassi costi dei polimeri che arrivano dall’Asia, sia per gli elevati costi che la filiera del riciclo richiede: il materiale deve essere triturato e riscaldato. Gli elevati costi energetici che abbiamo in Italia provocano anche la chiusura degli impianti ‘ le parole del direttore generale di Sabar, Marco Boselli.
Non è solo il circuito Corepla a palesare problemi, bensì anche quello definito ‘esterno’. ‘In un bacino come Sabar, il recupero delle plastiche arriva intorno ai 77 kg l’anno per abitante. Il 70% di questa cifra è costituito dal circuito Corepla, il restante 30% è invece il bacino esterno, ovvero quei materiali che raccogliamo nelle isole ecologiche considerati plastiche rigide. Fino al 2023 questi materiali avevano un costo importante, fino a 400 euro a tonnellata. Ora, sono venduti a circa 100 euro’.
Per facilitare il compito delle aziende come Sabar, è indispensabile che la plastica venga raccolta correttamente dall’utenza. ‘Il problema che oggigiorno attanaglia gli impianti di recupero è dato dalle batterie, che in nessun modo devono essere stoccate insieme alla plastica. Se non reperite, le batterie finiscono triturate con il rischio di generare incendi’. Roghi innescati da situazioni similiari sono quelli che hanno avvolto, negli ultimi mesi, gli impianti di Pontedera, Finale Emilia e Milano.
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