REGGIO EMILIA – Scongiurato il blocco nazionale dell’autotrasporto che avrebbe dovuto fermare il Paese dal 25 al 29 maggio. CNA Fita Reggio Emilia e le altre sigle riunite in UNATRAS hanno deciso di sospendere la protesta dopo un confronto decisivo a Palazzo Chigi.
L’accordo con il Governo introduce provvedimenti immediati per contrastare il caro carburanti, stanziando circa 300 milioni di euro sotto forma di credito d’imposta. Tra le altre misure approvate figurano il rimborso accelerato delle accise entro 30 giorni e la rateizzazione dei pagamenti fiscali per le imprese. Per risolvere i nodi tecnico-normativi ancora aperti, l’esecutivo attiverà inoltre un tavolo permanente presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, oltre a ricostituire la Consulta generale del settore.
“La decisione di sospendere lo sciopero in programma – commentano i presidenti di Fita Cna Reggio, Maurizio Messori, e di Lapam Confartigianato Trasporti, Dario Passaniti, rappresenta un gesto di responsabilità nei confronti del Paese e del sistema economico nazionale, nella consapevolezza della necessità di garantire continuità ai servizi di trasporto e logistica”.
La situazione però resta critica. Secondo CNA di Reggio Emilia i rincari di petrolio ed energia colpiscano soprattutto le attività di prossimità. Idraulici, manutentori, tassisti e piccoli trasportatori subiscono un impatto immediato, poiché per queste categorie la mobilità coincide interamente con l’attività lavorativa. “Ogni furgone sta diventando una bolletta viaggiante”, commenta il presidente Andrea Trinelli, evidenziando la vulnerabilità delle microimprese rispetto alla grande industria.
Secondo i dati della Confederazione, l’aggravio medio annuo oscilla dai 1.000 euro per un singolo furgone artigianale fino agli oltre 10.500 euro per un mezzo pesante da trasporto merci. In mezzo ci sono taxi e NCC, con stangate comprese tra i 1.600 e i 2.000 euro. Le aree più esposte risultano essere le regioni a forte vocazione manifatturiera diffusa come Emilia-Romagna, Veneto, Toscana, Marche, Piemonte e Abruzzo. Di fronte a una stima di extracosti globali tra i 3 e i 4 miliardi di euro, l’associazione di categoria chiede ora al Governo misure di sostegno urgenti per salvaguardare la competitività del settore.










