NOVELLARA (Reggio Emilia) – Segregata in casa perché non imparasse la lingua italiana e non si integrasse nella comunità. Costretta a subire violenze fisiche e psicologiche, fino a una tentata violenza sessuale. Da una parte la donna, dall’altra quelli che secondo gli inquirenti sono stati i suoi aguzzini, il marito e tre dei familiari dell’uomo. E’ una storia che già di per se colpisce. Ma c’è di più: la famiglia è originaria del Pakistan e la vicenda è avvenuta Novellara, paese già segnato dal dramma di Saman Abbas, uccisa secondo la sentenza definitiva della Cassazione, dai suoi familiari. Questa volta, per fortuna, l’epilogo è diverso: dopo l’ultimo episodio di violenza, la vittima era stata caricata in auto ma è riuscita a scappare e a chiedere aiuto. Al termine delle indagini, i carabinieri hanno arrestato il marito, di 27 anni e denunciato il suocero, di 55, e due cognati, entrambi 21enni, accusati a vario titolo di maltrattamenti, lesioni personali e tentata violenza sessuale.
La donna è arrivata dal Pakistan un anno fa. L’incubo sarebbe cominciato subito. Le aggressioni con calci e pugni, botte inferte con le scarpe antinfortunistiche rinforzate, frustate con una cintura, il tentativo di abusare di lei, sempre chiusa in casa perché non partecipasse alla vita sociale del paese. Secondo quanto ricostruito, il 4 giugno la giovane è stata aggredita dai quattro indagati, poi caricata sull’auto da cui è riuscita a scappare. E’ stata trovata a lato della strada, ferita e sotto schock, e accompagnata in ospedale, dove i medici riscontrato lesioni compatibili con l’aggressione: ecchimosi al collo, alle braccia e alle gambe. Al Pronto Soccorso, con l’ausilio dell’interprete, la denuncia che ha fatto scattare le indagini dei carabinieri del Nucleo Investigativo, culminate con le misure cautelari, richieste dalla Procura e disposte dal Gip.
Il sindaco di Novellara Simone Zarantonello sottolinea l’importanza del coraggio dimostrato dalla vittima nel trovare la forza di fuggire e denunciare: “Le donne devono sapere che c’è una rete di assistenza”. Lei ora si trova in un luogo protetto mentre il marito è in carcere. Per il suocero e i due cognati è stato disposto il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima, con l’obbligo di indossare il braccialetto elettronico.







