REGGIO EMILIA – Negli ultimi dieci anni in Emilia-Romagna si sono svolti 15 processi di mafia, ciononostante non si tratta di un territorio ad alta densità mafiosa. Lo ha stabilito il Csm con la recente delibera riguardante i criteri per le nomine dirigenziali nelle procure.
Emblematica l’esclusione della pm antimafia Beatrice Ronchi dalla corsa al ruolo di procuratore aggiunto di Bologna. Significa che è stata lasciata da parte una figura preparata, tra le più incisive della Dda nel contrasto al radicamento ‘ndranghetista nella nostra regione, hanno sottolineato le realtà associative, con capofila Libera, che son un presidio si sono date appuntamento davanti al Tribunale di Reggio.
“Il lavoro che ha fatto la Ronchi negli ultimi tempi è sintomatico. Dobbiamo stare attenti a vanificare questa esperienza pregressa, utilissima per contrastare le mafie. La mafia al nord c’è. I beni confiscati in regionale sono oltre mille, un numero alto di interdittive, 25mila reati spia”, sottolinea Manuel Masini di Libera Emilia-Romagna.
Alla manifestazione, tra gli altri, hanno preso parte funzionari dei sindacati Cgil, Cisl e Uil, volontari di Legambiente e Auser ma anche iscritti al circolo Cral della sanità reggiana.
“E’ importante ricordare come gli affari illeciti delle mafie si sviluppino grazie alla complicità dei cosiddetti colletti bianchi”, hanno ricordato Margherita Asta e Anna Castaldi, familiari di vittime della criminalità organizzata.
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