REGGIO EMILIA – Corepla, il Consorzio Nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica, ha lanciato l’allarme nei giorni scorsi: c’è un rischio rallentamento, fino al possibile blocco, della raccolta differenziata degli imballaggi in plastica. Una situazione che riguarda da vicino il territorio reggiano ed emiliano romagnolo, dove la filiera della trasformazione di materie plastiche e dell’economia circolare ha un peso. In poche parole, mentre cresce la quantità di plastica raccolta, si riduce la sostenibilità economica del riciclo. Una preoccupazione rilanciata anche da Confindustria Reggio Emilia. ““Il materiale plastico rigenerato fatica a trovare mercato, perché è schiacciato dai costi energetici e industriali e dalla concorrenza di polimeri vergini o riciclati provenienti da Paesi extra-UE, spesso offerti a prezzi più bassi e prodotti secondo standard non equivalenti a quelli europei” – ha detto Gianluca Melli, Presidente del Gruppo Gomma e Materie Plastiche di Confindustria Reggio Emilia.
Negli ultimi mesi in Europa hanno chiuso 45 impianti di riciclo mentre in Italia due hanno già sospeso l’attività e altri due si avviano a interventi di ammodernamento, con una conseguente riduzione della capacità di trattamento. Il mancato assorbimento delle materie prime seconde provoca accumuli nei centri di selezione e stoccaggio, mettendo sotto pressione l’intera catena della raccolta. “Per le imprese reggiane, che negli ultimi anni hanno investito in innovazione, efficienza energetica, imballaggi più riciclabili e utilizzo di materiali rigenerati, il rischio è vedere compromessi investimenti importanti – aggiunge Melli – A pesare è anche l’aumento del Contributo ambientale CONAI: per gli imballaggi rigidi in polipropilene della fascia B2.1, dal 1° ottobre 2026 il valore salirà a 639 euro a tonnellata, contro i 350 euro del 2023. L’incremento risponde alla necessità di finanziare un sistema in difficoltà, ma non può tradursi in un ulteriore aggravio sostenuto soltanto dal tessuto produttivo. La transizione ecologica funziona se la responsabilità viene condivisa e se il mercato riconosce il valore delle materie prime seconde”.
Le aziende del settore plastico chiedono dunque di passare rapidamente dall’emergenza a una politica industriale per il riciclo: “Occorre ridurre il peso dei costi energetici, introdurre crediti d’imposta e agevolazioni per l’utilizzo di plastica riciclata, applicare pienamente i Criteri ambientali minimi negli appalti pubblici e rafforzare i controlli sui materiali importati, così da garantire condizioni di concorrenza eque. È inoltre necessario che Governo, Regioni, istituzioni europee, CONAI, Corepla e rappresentanze delle imprese aprano con urgenza un confronto per individuare soluzioni concrete. La filiera della plastica genera occupazione qualificata, innovazione e valore aggiunto: difenderla significa tutelare la competitività dell’industria, la tenuta dell’economia circolare e gli obiettivi ambientali del Paese”.








