REGGIO EMILIA – “Mi sono chiesto perché ad un certo punto tutti quanti, in tutto il mondo, siamo rimasti catturati da questo schermo”.
Una risposta, o comunque una riflessione, è nelle pagine di “Il diavolo in tasca. Genitori e figli prigionieri del telefonino”. L’autore, il giornalista editorialista del Corriere della Sera Carlo Verdelli, ha raccontato attraverso storie, talvolta anche scioccanti, la pericolosità enorme che si cela dietro a questa sorta di carcere senza sbarre che è il nostro smartphone.
“Dietro a questo diavolo in tasca c’è anche un po’ di malizia: la tentazione del telefonino non è una tentazione casuale ma voluta dai padroni di chi ha inventato questi strumenti tecnologici, di cui il telefonino è il più diffuso nel mondo”.
Carlo Verdelli è stato il protagonista del primo appuntamento del ciclo “L’anima della piazza”, organizzato dal Comune di Reggio in piazza Fontanesi in occasione dei Mercoledì da Leoni. A moderare cinque dei sei incontri la giornalista Natascha Lusenti. “Sono serate dedicate a temi che ci riguardano da vicino, spesso affrontati nei talk show televisivi, come la questione del fine vita o dell’uso e abuso che facciamo dello smartphone e di cosa lo smartphone sta facendo di noi”.
“Quello che mi sembra evidente è che questo mercato dei telefonini, che è diventato il mercato principale di questa società è senza regole. Non si tratta di vietare gli smartphone, ma si tratta di mettere gli smartphone nella condizione di non nuocere alle persone che lo usano. Questo tentativo non è ancora stato fatto. Lo scopo del libro ‘Il Diavolo in tasca’ è quello di sollecitare un minimo di dibattito o di iniziativa politica perché si metta qualche regola in questo che è il nuovo far west tecnologico”.
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