REGGIO EMILIA – Tutto quello che facciamo col cellulare, col pc o col tablet, ha inizio e fine nei data center, un mondo in totale espansione e tutt’altro che virtuale. Strutture fisiche gestite dai giganti del cloud come Amazon, Google o Microsoft, che ospitano e proteggono server e sistemi di archiviazione dove vengono elaborati, memorizzati e distribuiti i dati digitali di qualsiasi servizio online. Computeroni che hanno bisogno di contenitori e di spazi. Non stiamo parlando di “americanate”, anche se gli Usa, neanche a dirlo, ci hanno a che fare da anni e anni: il documentario di Wired, ad esempio, che vedete nel servizio racconta dell’enorme concentrazione di Data Center nella Virginia del Nord. La Cina segue a ruota. In Italia ci sono circa 200 data center attivi e altri 80 sono già stati pianificati. Fa gola soprattutto il Nord Italia, Reggio Emilia compresa, in particolare la zona Nord della città.
“Sono arrivati 4-5 interessamenti, ma sono un paio le proposte concrete: uno da meno di 10 Megawatt e uno da più di 10, nella zona Nord della città”, spiega a Tg Reggio Carlo Pasini, assessore alla rigenerazione urbana e allo sviluppo sostenibile del Comune di Reggio.
Non si tratterebbe comunque di consumo di suolo vergine, ma di riconversione. I data center utilizzano molta acqua, necessaria a raffreddare i server, e sono estremamente energivori: sotto ai dieci megawatt, la connessione è alla rete locale; al di sopra, è alla rete nazionale. “Terna ha ricevuto più domande di quelle che la rete può sopportare – continua Pasini – quindi una selezione andrà fatta; poi eventualmente l’amministrazione farà una valutazione, non abbiamo firmato niente”.
In cosa la collettività potrebbe trarre vantaggio dalla presenza di questi data center? Si parla di potenziamento delle reti digitali, di rigenerazione urbana: “Noi abbiamo una condizione di favore per la vicinanza con la rete di teleriscaldamento, quindi questo calore può essere recuperato e tramite scambiatori messo in rete a beneficio della città e dell’ambiente”.
E quali invece sarebbero i rischi di disagio, dato il così grande consumo di energia e acqua? “E’ la domanda a cui deve rispondere il gestore”.
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