REGGIO EMILIA – Il conflitto nel Golfo Persico e il conseguente blocco dello stretto di Hormuz stanno scaricando pesanti ripercussioni sul tessuto economico di Reggio Emilia. L’allarme, lanciato dall’ufficio studi Lapam Confartigianato, fotografa una situazione d’emergenza che sta letteralmente congelando la produzione manifatturiera e i servizi. A subire l’impatto più violento è il comparto dei trasporti, schiacciato da un’impennata dei costi energetici senza precedenti: nelle prime nove settimane di crisi, il prezzo del gasolio alla pompa è salito del 20,3%, mentre il prezzo industriale al netto delle tasse ha registrato un balzo record del 60,7%.
I numeri provinciali mostrano una vulnerabilità altissima, specialmente per il mondo della piccola impresa. Su 906 aziende di autotrasporto merci registrate nel reggiano, il 70,3% è di natura artigiana, una quota che sale addirittura all’83,2% nel trasporto persone, che include taxi, ncc e linee bus. In totale, questi due settori impiegano oltre 4.000 addetti sul territorio, quasi la metà dei quali lavora proprio in realtà artigiane, oggi costrette a fare i conti con margini di profitto ridotti al lumicino.
Ma la crisi energetica non risparmia gli altri settori chiave dell’economia locale. L’aumento dei prezzi delle materie prime e i rincari di metalli e minerali stanno colpendo la manifattura e l’edilizia: si contano infatti 711 imprese artigiane nei settori ad alta intensità energetica, a cui si aggiungono 1.200 aziende della meccanica e quasi 8.000 delle costruzioni. Complessivamente, sono circa 11.000 le imprese artigiane reggiane colpite, cifra che rappresenta ben il 63,7% dell’intero comparto provinciale.
A preoccupare maggiormente è lo scenario di totale incertezza che blocca gli investimenti e la programmazione. Anche in caso di una rapida cessazione delle ostilità, i tecnici stimano che serviranno mesi per riattivare i canali estrattivi del Golfo. Nonostante i dati Prometeia posizionino l’Emilia-Romagna in testa alla crescita del PIL nazionale per il 2026 con un +0,6%, l’assenza di una visione chiara sul futuro rischia di frenare la ripresa e penalizzare lo sviluppo economico del territorio.










