REGGIO EMILIA – Compleanno importante per il Core, il Centro Oncologico ed Ematologico di Reggio, punto di riferimento per l’assistenza e la ricerca nella diagnosi e cura dei tumori. Per celebrare i dieci anni dall’inaugurazione, avvenuta l’11 giugno 2016, è stato presentato un ricco calendario di iniziative aperte alla cittadinanza. Tra gli appuntamenti principali, sabato 6 giugno alle 9.30 in piazza Prampolini, l’originale flash mob con riprese dal drone.
Lunedì 8 giugno alle 16.30, al Centro Malaguzzi, si terrà invece l’incontro “Le parole del Core”, racconto tra presente e futuro con pazienti, professionisti e volontari”, condotto da Concita De Gregorio. Altri eventi con le associazioni di volontariato l’8, il 13 e il 17 giugno, mentre l’11 giugno sarà dedicato alla ricerca, con un confronto tra cittadini e pazienti.
Realizzato con un investimento di 42 milioni di euro, il Core sorge nell’area del Santa Maria Nuova e può contare su una rete oncologica provinciale. I posti letto sono 133, ogni anno circa 5.700 i nuovi pazienti, il 10% da fuori provincia. Approcci multiprofessionali e multidisciplinari, la bussola puntata su innovazione e sviluppo con il rafforzamento di terapie avanzate come le CAR-T e l’introduzione di farmaci di ultima generazione.
“Il futuro è strettamente legato all’evoluzione delle cure e della ricerca, alla medicina di precisione, l’espansione dell’immunoterapia cellulare, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, la telemedicina”, le parole del direttore generale Davide Fornaciari alla conferenza stampa online.
Fondamentale l’integrazione con l’IRCCS, dove la ricerca oncologica seguita da 180 professionisti, è di tipo traslazionale capace di trasformare i risultati di laboratorio in terapie, e leader in Italia nell’attrarre risorse pubbliche e private. Nel 2025, grazie al 5 per mille, sono stati raccolti quasi 500 mila euro. “Questi fondi vengono utilizzati essenzialmente per sostenere l’attività dei nostri giovani ricercatori”, ha specificato Antonino Neri, Direttore Scientifico dell’IRCCS.
“A livello nazionale siamo un punto di riferimento per tutta quella che viene definita l’attività di “survivorship” cioè della fase della vita del lungo sopravvivente cioè il paziente che sopravvive alla malattia” chiarisce la dott.ssa Elisa Mazzini, Direttrice dell’Infrastruttura Ricerca e Statistica Ausl IRCCS .
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