REGGIO EMILIA – Condanna definitiva a 7 anni e 4 mesi di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa e confisca di beni per oltre 7 milioni di euro, fra cui lo studio medico in via Mantegna valutato più di 200mila euro.
Pena e azione patrimoniale sono le conseguenze di due momenti differenti in cui si è espressa la Cassazione nei confronti del cardiologo cutrese 56enne Alfonso Sestito, ex primario del Policlinico “Gemelli” di Roma finito nei guai per i legami con la cosca ‘ndranghetista Grande Aracri. Accolte, nei tre gradi di giudizio, le risultanze della Dda di Catanzaro che ha accusato Sestito di essersi adoperato affinché alcuni componenti del clan, fra cui Nicolino Grande Aracri, beneficiassero di permessi sanitari o attestazioni mediche in grado di influire sui giudizi di incompatibilità col regime detentivo. Ma non solo, perché il camice bianco si era posto come terminale economico per la consorteria, facendo investimenti imprenditoriali che avevano come obiettivo il controllo di alcuni villaggi turistici in Calabria.
Tutto ciò è scaturito nel 2020 dall’operazione antimafia “Thomas”. Parallelamente, le indagini patrimoniali hanno individuato un tesoretto del cardiologo ritenuto frutto di attività illecite e sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati, da qui il via libera alle confische da parte della Cassazione che ha respinto il ricorso straordinario presentato dai difensori Gregorio Viscomi e Salvatore Staiano. Bloccati così dai finanzieri beni mobili, immobili, compendi aziendali, quote societarie e ditte individuali, rapporti bancari e assicurativi: a Reggio Emilia, come detto, sigilli in via Mantegna allo studio del dottore strutturato su due immobili distinti.
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