REGGIO EMILIA – Da una parte il Comune, dall’altra lo Stato. Con in mezzo le decine e decine di persone che giornalmente, col freddo e adesso, sempre di più, col caldo, stazionano in coda per ore davanti all’Ufficio immigrazione della Questura di Reggio. Se è vero che qualche miglioramento c’è stato per il potenziamento del personale dell’ufficio, cosa che ha consentito di smaltire più appuntamenti, il problema permane ed è sotto agli occhi di tutti, basta transitare una mattina qualsiasi su viale Piave. Il Comune di Reggio, proprietario del suolo su cui le persone stazionano, ha proposto l’installazione di una tensostruttura che possa fungere da riparo, ma la Soprintendenza si è messa di traverso: l’edificio sede della questura è sottoposto a vincoli, e una tensostruttura, anche se esterna, impatterebbe troppo. La cosa da fare, per salvaguardare il bene dal punto di vista culturale, sarebbe realizzare una struttura stabile in vetro o acciaio, il cui costo però sarebbe di poco al di sotto dei 100mila euro. Opzioni che sono state al centro di un incontro avvenuto in questura negli ultimi giorni e convocato dopo l’allarme lanciato da Cgil, Cisl e Uil sulle condizioni delle persone in fila, tra cui spesso sono presenti anche anziani e bambini.
“Un elemento di criticità anche dal punto di vista del decoro urbano e della vivibilità dell’area circostante, trattandosi di una zona fortemente frequentata e di passaggio – dichiarano in una nota congiunta Cgil Cisl Uil provinciali – Riteniamo necessario che venga individuata in tempi rapidi una soluzione adeguata, capace di coniugare il rispetto della dignità delle persone con le esigenze organizzative degli uffici”. La questura si è quindi data disponibile a facilitare un altro incontro e a valutare, assieme agli attori in campo, le possibili soluzioni. Il Comune adesso sarà impegnato in un percorso di negoziazione con la soprintendenza con l’obiettivo di ammorbidire la posizione iniziale.











