REGGIO EMILIA – L’energia elettrica costa sempre di più alle imprese fornitrci, a causa delle crisi internazionali, ma gli effetti si scaricano pesantemente sulle bollette. Arera ha previsto un rincaro del 37,3% sul mercato tutelato per i soggetti vulnerabili, ma tutti i contratti a prezzo variabile anche sul mercato libero subiranno pesanti contraccolpi.
“L’aumento comunicato da Arera riguarda i vulnerabili, ma gli aumenti in generale riguardano tutti, ovviamente in particolare chi ha un contratto a prezzo variabile”, spiega Lucia Lusenti, presidente di Federconsumatori Reggio Emilia.
Il prezzo fisso, per la prima volta in Italia dopo la liberalizzazione del mercato, sembrerebbe la soluzione più conveniente, ma ci sono delle insidie.
“Tra circa un migliaio di società fornitrici in Italia, non mancano costi di attivazione e clausole capestro – continua Lusenti -: in alcuni casi sono previste penali di recesso fino a 8 euro al mese per contratti da 24 a 60 mesi. Una situazione pesante per un territorio dove la povertà energetica colpisce il 6% delle famiglie, a cui si aggiungono i tantissimi utenti anziani over 75 e i soggetti fragili’.
C’è un’alternativa? Il costo delle materie prime rischia di continuare ad aumentare e lasciare che sia il mercato ad auto reglamentarsi non sembra la soluzione, soprattutto per le famiglie più in difficoltà. Federconsumatori ricorda le azioni messe in campo dal Governo Draghi in occasione della prima crisi energetica, tra fine Covid e inizio della guerra in Ucraina. “In passato il governo fece azioni emergenziali ma concrete: ridurre o eliminare i costi degli oneri di sistema o dell’IvaA, la sospensione del distacco e la possibilità di attivare rate senza interessi… poter dilazionare a lungo le spese mantenendo un equilibrio finanziario è salvifico”.
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