REGGIO EMILIA – All’inizio di giugno, dopo l’annuncio da parte di C.Volo dell’annullamento dell’Hellwatt Festival, le forze di opposizione in Sala del Tricolore chiesero la convocazione urgente della Commissione consiliare Innovazione, sviluppo economico e attività produttive. L’obiettivo della richiesta era quello di approfondire le ragioni della cancellazione del festival, che ha avuto ricadute economiche rilevanti non solo per gli organizzatori, ma anche per alcuni settori dell’economia locale.
A quali conclusioni è approdato questo approfondimento? Il 12 giugno è stato ascoltato Andrea Cattini, presidente di C.Volo, la società che gestisce la Rcf Arena. “Il festival era stato concepito come una unitarietà di eventi. Venendo a mancare i due headliner principali, c’è stato un problema di sostenibilità economica di tutto il festival”.
Quindi, secondo il presidente di C.Volo, l’annullamento dei concerti di Kanye West e Travis Scott deciso dalla prefettura il 29 maggio ha fatto saltare i conti dell’intera manifestazione. Le opposizioni hanno chiesto che fosse ascoltato anche l’ex direttore artistico del festival, Victor Yari Milani, allontanato all’inizio di maggio. La maggioranza si è opposta, ma lunedì 3 agosto Milani ha potuto raccontare la sua versione dei fatti in una conferenza stampa promossa dalle opposizioni. Ha fornito, Milani, una spiegazione diversa delle ragioni dell’annullamento del festival? No. Nella sua conferenza stampa torrenziale, non di rado caotica, l’ex direttore artistico ha accusato di boicottaggio Ticketmaster, Live Nation e Eventim, se l’è presa con C.Volo, con l’amministrazione comunale e perfino con Rolling Stone. Ma nonostante le domande dei cronisti, non ha proposto una spiegazione diversa delle ragioni del naufragio dell’evento.
E’ un fatto assodato che le vendite dei biglietti fossero molto al di sotto delle aspettative degli organizzatori, per Kanye West e ancor più per Travis Scott. Ma non è stato questo elemento a segnare la sorte dell’Hellwatt, bensì la decisione della prefettura di vietare i due concerti per motivi di ordine e sicurezza, “per l’elevato afflusso di pubblico nelle 24 ore”. Una motivazione che oggi può apparire paradossale, visti i risultati deludenti delle prevendite. Eppure, in quei giorni di fine maggio, fu questa la preoccupazione. A proposito di questa decisione, Milani ha parlato di “una farsa. Loro dicono che sia stato il prefetto, ma hanno chiaramente stappato un bottiglia di champagne perché avrebbero perso molti soldi”.
Parole ambigue. Cosa vuol dire Milani? Che il prefetto di Reggio avrebbe preso la decisione per tutelare gli interessi di una società, anziché sulla base di considerazioni generali legate all’ordine pubblico? Sono affermazioni pesanti e prive di riscontri, affermazioni che stonano in una sede istituzionale.
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