REGGIO EMILIA – Nel reggiano sono circa 35mila le persone non autosufficienti che avrebbero bisogno di assistenza eppure i contratti regolari nel lavoro di cura per badanti e assistenti famigliari, sono appena 5mila.
È il dato da cui parte la denuncia della Filcams Cgil, che accende i riflettori su una realtà segnata da numerose criticità.
La prima riguarda il lavoro irregolare. Secondo il sindacato, il numero degli assistenti familiari è molto più alto di quello che emerge dai contratti ufficiali. Da una parte ci sono persone che, per questioni legate ai permessi di soggiorno, non riescono a essere assunte regolarmente; dall’altra famiglie e pensionati che spesso non dispongono delle risorse economiche necessarie per sostenere il costo di un rapporto di lavoro regolare.
Alessandro Gabbi Segretario Filcams Cgil Reggio Emilia spiega: “Il problema che noi abbiamo sollevato e vogliamo portare avanti parte dal fatto che le collaboratrici domestiche hanno grosse problematiche di tutela. Si può essere licenziate senza motivo e senza nessuna tutela, il datore di lavoro può decidere da oggi a domani non c’è più rapporto di fiducia e interrompere il rapporto di lavoro. Chiaramente una persona che opera all’interno di una famiglia deve avere anche un rapporto di fiducia, ma è anche vero che chi lo fa non ha una tutela da nessun punto di vista”.
Quella dell’assistenza agli anziani è una sfida sempre più importante per una società che invecchia. A fronte di bisogni sempre maggiori, rischiano però di mancare professionalità qualificate e tutelate. Chi opera nell’assistenza domiciliare si trova spesso a svolgere mansioni complesse e ad alta responsabilità senza un adeguato riconoscimento professionale ed economico.
A questo si aggiungono pensioni spesso insufficienti. Dopo vent’anni di attività, le assistenti domiciliari arrivano a percepire pensioni comprese tra 400 e 500 euro lordi al mese. Un tema che riguarda non solo il lavoro ma più in generale il sistema di welfare, per il sindacato è necessario aprire una riflessione sul futuro dell’assistenza.
Conclude Alessandro Gabbi: “La nostra città è avanti per quello che riguarda l’infanzia con Reggio Emilia approach, ma di fatto sugli anziani non c’è un discorso di questo tipo. Penso che sia un campo che deve esplorare il Comune, la Provincia, il territorio e anche molto organizzazione sindacali per poter ragionare di migliorare quelle che sono le condizioni tra i lavoratori e gli assistiti. Due parti deboli che devono dialogare tra di loro”.
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