BIBBIANO (Reggio Emilia) – Psicologa contro psicologhe: al centro, dice l’avvocato Luca Bauccio, “il rigore scientifico, la dignità e il rispetto che si deve alla professione”. Nadia Bolognini ha presentato due esposti disciplinari all’ordine dell’Emilia-Romagna, uno nei confronti di Elena Francia e l’altro nei confronti di Rita Rossi. Francia e Rossi sono le due consulenti della procura i cui pareri sono stati parte dell’impianto accusatorio del processo sui presunti affidi illeciti in val d’Enza, Bolognini è stata una delle imputate simbolo. A un anno dalla sentenza di primo grado, emessa il 9 luglio 2025 – “una coincidenza completamente casuale”, aggiunge Bauccio – Bolognini chiede “alla commissione deontologica di valutare se l’operato professionale delle due consulenti sia stato conforme al Codice Deontologico degli Psicologi e alle linee guida di categoria”.
L’oggetto è il reato di lesioni personali di cui Bolognini era accusata perchè – era la tesi – avrebbe fatto insorgere traumi nei minori che aveva in cura; accuse da cui è stata assolta con formula piena: una sentenza che è già definitiva, dal momento che il sostituto procuratore Valentina Salvi non ha fatto appello. I profili sollevati da Bolognini riguardano, tra gli altri, “diagnosi cliniche formulate senza colloqui diretti con i minori interessati, prognosi su sviluppi futuri prive di riscontro statistico o scientifico, l’utilizzo di riferimenti bibliografici e criteri diagnostici internazionali non adeguatamente verificati. Oltre cinquanta violazioni al codice deontologico“.
Nelle motivazioni alla sentenza di primo grado, rese note a inizio febbraio, il collegio presieduto da Sarah Iusto aveva usato parole nette nei confronti delle consulenti del pm, parlando di “scarna attività” da parte loro, di mancati colloqui coi minori, di dichiarazioni poco chiare in aula: “Profili di criticità che hanno inciso in maniera così significativa da condurre il Collegio a ritenere insussistenti tutti i fatti contestati come lesioni”, avevano concluso i giudici. Come detto, si trattava di un primo grado. Si attende la fissazione dell’inizio del processo di Appello. ‘”Ma questo non è un piano penale, è disciplinare – dice l’avvocato Baucci – Questa iniziativa serve a fissare regole chiare, valide per tutti. Ci sono imputati che hanno subito una terribile gogna. Tutelare la professione dello psicologo significa tutelare il diritto alla cura”.
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