REGGIO EMILIA – Calorosa accoglienza a Berlino, con gli artisti chiamati più volte alla ribalta, per “Fior d’Alpe” terza opera scritta da Alberto Franchetti, compositore reggiano d’adozione esponente della cosiddetta Giovane Scuola. Il titolo fu rappresentato per la prima volta al Teatro alla Scala di Milano il 15 marzo 1894. Oggi Franchetti è un compositore dimenticato ma negli ultimi anni non sono mancati impulsi per una sua riscoperta. Ed è anche grazie all’Associazione, con sede a Reggio Emilia, che porta il nome del celebre compositore, ammirato da Verdi e da Toscanini, se “Fior d’Alpe” è stata rappresentata per la prima volta in tempi moderni l’altra sera, presso la storica sala del Konzerthaus, riscuotendo grande successo di pubblico e di critica.

La prestigiosa sala della Konzerthause di Berlino gremita in occasione della prima di “Fior d’Alpe” di Alberto Franchetti
Su un libretto originale di Leopoldo Pullé, che volle firmarsi Leo di Castelnuovo, quest’opera racconta una travagliata storia d’amore ambientata tra le Alpi dell’Alta Savoia e Torino durante il divampare delle guerre napoleoniche. A Berlino, durante la presentazione, si è accennato alla città di Reggio Emilia che ha ospitato la famiglia Franchetti e dove nel 1888 si è tenuta la prima assoluta di “Asrael”, eseguita successivamente alla Scala. “Fior d’Alpe” è stata programmata nell’ambito della Stagione del Berliner Operngruppe, specializzato nella ripresa di opere liriche dimenticate di quest’epoca, con il soprano drammatico Maria Belén Rivarola nel ruolo della protagonista Maria. Al suo fianco il tenore messicano Eduardo Niave ha interpretato l’arduo ruolo di Paolo. Completavano il cast, Krešimir Stražanac (Il conte), Irakli Pkhaladze (Alfredo), Sandra Laagus (Ghita) e Hanseong Yun (Maso). A firmare lo spettacolo, in forma semiscenica, la regista Tabatha McFadyen mentre la direzione musicale era affidata al maestro Felix Krieger.

Stefano Maccarini (primo a dx) presidente dell’Associazione per il musicista Alberto Franchetti, con gli artisti nel backstage
Basandosi sulla partitura ritrovata nella Washington Library, il materiale per l’esecuzione è stato meticolosamente curato da Richard Erkens, studioso di Franchetti e direttore del German Center for Venetian Studies di Venezia, Helmut Krausser, Torsten Rasch e Felix Krieger. Anche l’Associazione per il Musicista Alberto Franchetti di Reggio Emilia, presieduta da Stefano Maccarini, ha partecipato al progetto di recupero di “Fior d’Alpe”. Questa associazione promuove la valorizzazione critica e artistica di questo compositore dal 2008. A Berlino, oltre al presidente dell’associazione Maccarini, erano presenti i consiglieri Marco Masini, Laura Gasparini e Silvia Peruchetti.











