REGGIO EMILIA – E’ la vendita di un carro armato abbandonato dai tedeschi in fuga, assieme ad altri residuati bellici, a finanziare nel 1945 la prima scuola dell’infanzia, sorta a villa Cella.
La guerra è appena terminata e quell’embrione di strutture educative è destinato a dare frutti. Ad animarli arriva Loris Malaguzzi, giovane laureato in Pedagogia all’Università di Urbino. Malaguzzi dà metodo e sostanza al progetto educativo, collabora con le varie scuole autogestite che si stanno diffondendo. Nel 1963, sindaco Renzo Bonazzi, sono istituite le prime scuole comunali per l’infanzia per bambini da 3 a 6 anni, seguite nel 1971 dagli asili nido per piccoli da zero a tre anni. Nel 1972 Gianni Rodari, pedagogista, scrittore e giornalista, viene a Reggio Emilia per tenere un ciclo di seminari agli insegnanti. Le sue lezioni saranno raccolte nel volume “Grammatica della fantasia”.
Intanto, Malaguzzi nel 1976 è incaricato di dirigere la rivista mensile “Zerosei” su cui confronta conoscenze, teorie ed esperienze sull’educazione dei bambini. Nel 1981 è inaugurata la mostra “L’occhio se salta il muro”, che espone i contenuti della didattica reggiana e diventa, negli anni successivi, “I cento linguaggi dei bambini”.
Con l’esposizione al museo di Stoccolma, l’approccio reggiano all’apprendimento e la rete di servizi per l’infanzia organizzati dagli enti locali attirano l’attenzione internazionale. Nel 1991 la prestigiosa rivista americana Newsweek cita la scuola Diana come modello all’avanguardia. Nel gennaio del 1994 Malaguzzi muore improvvisamente, stroncato da un infarto alla vigilia di un viaggio per lavoro che lo avrebbe portato all’estero. Lascia in eredità il Reggio Approach, che ha una diffusione globale e viene adottato negli Stati Uniti e in vari Paesi del mondo. Il resto è storia di oggi.
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