REGGIO EMILIA – Il quadrante est di Reggio Emilia si prepara a cambiare volto grazie a un massiccio piano di riqualificazione ambientale. Sono ufficialmente partiti gli interventi del progetto “Infrastrutture Verdi e Blu” nell’area del torrente Rodano, un’operazione dal valore complessivo di 1,87 milioni di euro che mira a trasformare la zona periurbana in un corridoio ecologico protetto.
L’ambizioso piano prevede la messa a dimora di 30.000 nuovi esemplari tra alberi, arbusti e siepi, oltre alla depavimentazione di 8.000 metri quadrati di suolo precedentemente sigillato da asfalto o cemento. I primi interventi sono già visibili nel Parco delle Acque Chiare, dove sono state piantate 5.000 unità tra via Cardarelli e via Cugini, includendo boschi misti, micro-foreste e fasce ripariali lungo i canali.
L’intervento, finanziato per 1,4 milioni dalla Regione e per 400mila euro dal Comune, non si limita alla piantumazione. Gli “interventi blu” riqualificheranno infatti 7 chilometri di corsi d’acqua, creando parchi fluviali e aiuole drenanti per mitigare gli effetti del cambiamento climatico e rendere l’area del Rodano un punto di riferimento per il tempo libero e la tutela della natura.

Il vicesindaco Lanfranco de Franco ha sottolineato il valore non solo ambientale, ma culturale dell’opera: “Oggi prende forma un programma di grande rilevanza che, grazie alla sinergia tra Comune e Regione, valorizza un territorio dal forte significato storico. È un lavoro frutto di anni di confronto con cittadini e agricoltori, che ora si traduce in sicurezza idraulica e riforestazione“.
Sulla stessa linea Luciana Serri, presidente dell’Ente Parchi Emilia Centrale, che guarda al futuro riconoscimento del Paesaggio Protetto “Terre e Acque dell’Ariosto”: “Questi interventi sono fondamentali per rinaturalizzare l’area e aumentare la biodiversità, migliorando concretamente la qualità della vita di chi abita questi spazi”.
Infine, Ada Francesconi, direttrice del Consorzio di Bonifica, ha evidenziato il nuovo ruolo della rete idrica: “Dobbiamo ripensare i nostri canali non solo come strumenti di sicurezza idraulica, ma come elementi ecosistemici che devono essere valorizzati e vissuti dalla comunità”.












