REGGIO EMILIA – “La domanda dove sono adesso le persone che erano alle Reggiane è complessa, le risposte sono le più diverse”. Così l’assessora ai Servizi sociali del Comune di Reggio, Annalisa Rabitti.
C’è chi è tornato a casa o chi è stato rimpatriato, chi ha scelto un’altra città, chi ha un lavoro e un’abitazione, chi è ancora all’interno di percorsi di accoglienza. Una cosa è abbastanza certa: le persone in difficoltà che popolavano le ex Reggiane fino a cinque anni fa non sono le stesse che popolano oggi la zona della stazione. “Possiamo dire che per la maggior parte non sono quelle persone“.
“Non c’è una via unica”, dice l’assessora. Le persone sono diverse ed è diversa la loro capacità di farsi aiutare e di collaborare. Se il contesto è il medesimo, quello della grave marginalità sociale, gli aspetti attraverso cui questa marginalità si fa percepire sono cambiati molto dal 2021 a oggi, dice Rabitti. Per questo quel progetto sarebbe replicabile per la zona della stazione solo in alcuni aspetti.
“Nel metodo sì, e lo stiamo facendo. Ma non copia e incolla: allora il problema era principalmente abitativo, adesso è quello della dipendenza”.
E’ stato chiuso l’avviso pubblico del progetto dell’Albergo Sociale Diffuso e sono arrivate molte manifestazioni di interesse ora al vaglio. Parliamo della coprogettazione pensata dal Comune per creare, assieme agli enti che verranno ammessi, nuovi posti di accoglienza, sia diurni sia notturni, distribuiti in più strutture sul territorio cittadino.
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