REGGIO EMILIA – Non è stato il primo giorno di scuola, ma il primo giorno di “scuole aperte“, la sperimentazione voluta dalla Regione Emilia Romagna per sostenere le famiglie nella conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. A Reggio, unico comune ad aver aderito sul nostro territorio, hanno approfittato di questo servizio gratuito 791 famiglie. Eugenio Paterlini, responsabile dei Servizi educativi del Comune: “Ce ne sono 59 con disabilità, che devono essere accompagnati come è loro pieno diritto da figure educative professionali e specializzate in questo compito. Abbiamo chiesto la collaborazione ai migliori soggetti della città e c’è stata da parte degli enti gestori una risposta e quindi abbiamo potuto dare una risposta piena e corale”.
Fino al 14 settembre, giorno precedente l’inizio vero e proprio dell’anno scolastico, dalle 8 alle 13 gli istituti scolastici ospiteranno gli educatori delle cooperative Reggiana Educatori, Accento, San Giovanni Bosco e Ovile, che proporranno diverse attività, comunque coerenti con quelle scolastiche. Elisabetta Ferrari, insegnante alla Matilde di Canossa: “Rientrare in maniera un po’ più soft rispetto all’attività didattica ordinaria, con attività più ludico e ricreative, ha reso l’ingresso a scuola un po’ più leggero e meno faticoso. Poi, consideriamo che qualsiasi attività, come quelle sportive o come quelle che stanno facendo di narrazione guidata, sono tutte attività che sono poi alla base del lavoro quotidiano che facciamo in classe”.
Manuel Masini, responsabile Reggiana Educatori: “Soprattutto, avrà una parte importante anche l’attività motoria, nel senso di avviamento all’attività sportiva. E’ importante quindi utilizzare anche lo spazio aperto: abbiamo quindi pensato ad attività non solo laboratoriale ma anche di gioco e movimento”. Un progetto che è a Reggio è stato finanziato grazie ai 260 mila euro arrivati dalla Regione, che sta già pensando a come prolungare l’esperienza anche al pomeriggio.
Isabella Conti, assessora regionale alla Scuola: “Noi adesso ci prendiamo un po’ di tempo per fare le valutazioni, a fine settembre avremo i dati e le richieste delle famiglie: sulla base di questo potremo valutare entro la fine dell’anno come poter rispondere a tutti e come rendere questo servizio uno strumento imprescindibile di welfare che possa essere di sostegno e di supporto”.



















