REGGIO EMILIA – Delirante e farneticante. Così il presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage di Bologna Paolo Lambertini definisce Paolo Bellini che dal carcere di Padova ha registrato due video, poi pubblicati dalla testata online Reggio Report.
Sono filmati di alcune decine di minuti in cui l’ex esponente di Avanguardia Nazionale, condannato definitivamente all’ergastolo con l’accusa di essere l’esecutore materiale della strage alla stazione del 2 agosto 1980, attacca tra gli altri i giudici che hanno emesso le sentenze, definisce bugiardi la ex moglie che in aula aveva distrutto il suo alibi e il figlio, autore del libro “Il figlio del male”.
“Non sono io l’uomo che il turista tedesco aveva ripreso in stazione il giorno della strage” ha ribadito. “E’ l’ennesimo tentativo di rimescolare le carte, di ridare vigore alla pista palestinese invece che ammettere che si è trattato di un attentato fascista” dice Paolo Bolognesi, presidente emerito dell’associazione. I familiari esprimono da una parte preoccupazione, ma dall’altra si dicono soddisfatti per l’interrogazione che la deputata reggiana del Partito Democratico Ilenia Malavasi ha deciso di presentare al ministro della Giustizia Carlo Nordio, chiedendo se non ritiene necessaria una ispezione in carcere a Padova.
Le registrazioni erano state autorizzate? Secondo il legale di Paolo Bellini, l’avvocato Antonio Capitella, i filmati sono stati registrati dalla sala colloqui durante una delle videochiamate con il figliastro, permesse dal regime carcerario in cui si trova la ex Primula Nera. Il difensore prende poi le distanze: “E’ una sua iniziativa, inutile di fronte ad una condanna definitiva” ci ha detto e ha aggiunto: “Non ho niente a che fare con la diffusione”.
Secondo però una nota di redazione di Reggio Report riportata a corredo di uno dei filmati pubblicati nelle scorse settimane i video sono stati consegnati alla testata tramite lo stesso avvocato Capitella. Resta dunque la domanda: come è possibile che siano state diffuse pubblicamente parole inquietanti su giudici e testimoni e dichiarazioni dal tenore intimidatorio?
“L’ordinamento penitenziario disciplina in modo rigido le comunicazioni dei detenuti per tutelare la sicurezza e prevenire forme di pressione indiretta” scrive il PD nell’interrogazione al ministro. Ora si attende la risposta di Nordio.
Leggi e guarda anche
Reggio Emilia primula nera Paolo Bellini strage di Bologna strategia della tensione eversione






