REGGIO EMILIA – L’incontro con gli studenti dell’istituto “Cattaneo Dall’Aglio”, del “Moro” e dello “Spallanzani” ha aperto il 21° congresso nazionale di Scienze planetarie, ospitato dall’università di Reggio. I lavori sono cominciati dopo i saluti delle autorità, tra cui la rettrice di Unimore Rita Cucchiara e il vicesindaco Lanfranco De Franco. Fino a venerdì, quasi 200 tra i maggiori esperti in Italia si confronteranno sui temi più attuali in questo ambito.
Fabrizio Capaccioni, presidente della società italiana di Scienze planetarie: “Noi formalmente ci occupiamo di pianeti, della descrizione del loro ambiente e dei vari ambienti del sistema solare. Negli ultimi anni ci sono da una parte i pianeti scoperti intorno ad altre stelle, cioè gli esopianeti (i pianeti al di fuori del sistema solare), dall’altra c’è la ricerca della vita e quindi anche le tracce biologiche potenziali di vita passata. Questi due temi sono entrati a far parte stabilmente del nostro congresso”.
Gli astrofisici incontreranno anche i giovani ricercatori del dipartimento di scienze e metodi dell’ingegneria di Unimore, per uno scambio di idee e competenze. Tra gli scienziati dell’istituto nazionale di astrofisica anche i reggiani Roberto Orosei, a capo del team che ha scoperto la presenza di acqua liquida sotto la superficie di Marte, e Davide Grassi, esperto di atmosfere planetarie.
Davide Grassi, ricercatore Inaf: “Marte, Venere, adesso Giove e speriamo un giorno anche Urano, perché i tempi sono molto lunghi. Mi occupo dello studio della composizione chimica delle loro nubi per creare dei modelli per quella che è la fisica di queste atmosfere. Federico Tosi, di Guastalla, studioso delle lune dei pianeti giganti, ha recentemente ricevuto a Pasadena un prestigioso riconoscimento nell’ambito dei Nasa Honor Awards: “Quest’anno porto una analisi sul satellite Io, che è uno dei grandi satelliti di Giove: abbiamo scoperto che l’emissione termica di alcuni vulcani è 100 volte maggiore di quanto inizialmente ipotizzato”.
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