REGGIO EMILIA – I ricordi personali, più umani, le parole dell’allora comandante dei carabinieri nella notte tra il 27 e il 28 gennaio 2015, si sono mescolati al racconto delle scelte politiche e istituzionali. “Ricordo soprattutto la telefonata, quando mi disse ‘abbiamo contribuito a disarticolare la cosca Grande Aracri’“. Così Luca Vecchi, sindaco di Reggio dal 2014 al 2024.
Nel suo intervento al recente convegno Antimafia organizzato dal Comune di Reggio al Malaguzzi a dieci anni dall’indagine e dal processo Aemilia, l’allora sindaco della città, e oggi capo di gabinetto della presidenza della Regione Luca Vecchi, ha ringraziato pubblicamente tutti coloro, e sono stati tanti, che hanno fatto, ha detto, la propria parte. “Permettetemi di ringraziare chi quell’indagine l’ha condotta, Marco Mescolini e Beatrice Ronchi”, valorizzando un aspetto secondo lui centrale tanto quanto il lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura. “Aemilia è stato anche un processo di comunità: non si è spezzata la democrazia; il problema oggi è non abituarsi”.
Ci sono state, ha detto, scelte politiche ben precise: dal finanziare la realizzazione di un luogo reggiano che potesse ospitare il processo, alla costituzione di parte civile. “Abbiamo scelto perché potevamo farlo, perché avevamo l’autonomia e l’integrità per tenere la schiena dritta”.
E ci sono state scelte anche successive, come il grande impulso dato ai protocolli antimafia: “Qualcuno diceva ‘sono aria fritta’, invece hanno cambiato pelle al modo di gestire la cosa pubblica”.
Ma il percorso continua, in questi casi non esiste una meta. “Il modello di sviluppo di 30 anni fa non è quello di oggi, la relazione tra qualità dello sviluppo edilizio, livelli della sua sostenibilità e capacità di incidenza delle mafie è quello che bisogna continuare a osservare”.
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