REGGIO EMILIA – Sono più di 55mila i reggiani serviti dal teleriscaldamento. E’ l’esito di una scommessa iniziata nei primi anni Ottanta, quando Agac diede il via allo sviluppo della rete di teleriscaldamento con l’obiettivo di abbattere la quantità di anidride carbonica immessa nell’aria attraverso la riduzione del numero dei camini. Gli investimenti in questa direzione continuano. Iren, che gestisce il servizio nel comune di Reggio, ha da poco concluso un importante intervento di manutenzione in via Gandhi.
Dal punto di vista delle tariffe, gli utenti allacciati alla rete del teleriscaldamento sono stati notevolmente penalizzati dall’invasione russa dell’Ucraina. I prezzi sono infatti spesso legati a quelli del gas naturale. E così le tariffe, che nel 2020 si attestavano attorno ai 90 euro al MWh, nel 2022 erano schizzate a 190. A gennaio 2026, per quanto riguarda Reggio, si era tornati a 136 euro per le forniture centralizzate a uso domestico.
Le tariffe per il terziario sono un po’ inferiori e si attestano a 123 euro al MWh. Le tariffe per le forniture ripartite sono leggermente superiori: rispettivamente 144 e 134 euro al MWh. L’agenzia di regolazione Arera, nella sua ultima relazione annuale, scrive: “Seppure i prezzi non siano a oggi rientrati al livello precrisi, a causa del perdurare di tensioni sui mercati internazionali, si nota una importante riduzione, dopo il 2022, del valore medio”.
La stessa Arera, nel 2022, in una segnalazione al parlamento, aveva definito l’impennata dei prezzi del teleriscaldamento “non del tutto giustificabile”. I rialzi avevano spinto il parlamento a ridurre l’aliquota Iva al 5% nel 2023. Ma dal 2024 l’aliquota è stata riportata al 10% per le utenze domestiche e al 22% per uffici e negozi. Resta il vantaggio fondamentale: chi è allacciato al teleriscaldamento non ha bisogno della caldaia e non ha spese per la manutenzione periodica.
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