REGGIO EMILIA – La regola esiste da sedici anni, ma finora è rimasta in gran parte inapplicata. Il Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha annunciato nei giorni scorsi l’intenzione di far rispettare in modo più rigoroso il tetto del 30% di alunni stranieri per classe, un limite introdotto già nel 2010 dall’allora Ministra Maria Stella Gelmini. Una soluzione che pone interrogativi didattici e questioni di natura organizzativa.
Sul piede di guerra é scattata la Cisl Scuola dell’Emilia Centrale: ‘Nell’anno scolastico 2024/25 a Reggio Emilia – afferma il segretario Ciro Fiore – erano in deroga 623 sezioni e classi statali su 2.951: il 21,1%, più di una su cinque, contro il 18,3% dell’anno precedente. Prova lampante di un trend in costante crescita. All’infanzia erano il 37,5%, alla primaria il 28,5%, alle medie il 20,2%, alle superiori l’11,4%. I numeri dell’Annuario della scuola reggiana 2025/26 spiegano bene il perché. Nelle statali della provincia gli alunni con cittadinanza non italiana sono 12.003 su 60.292, il 19,9%. Ma 8.020, il 66,8%, sono nati in Italia. All’infanzia sono il 27,9%, e l’81,3% è nato qui; alla primaria il 23,8%, con il 72,1% nato in Italia; alle medie il 22,1%; alle superiori il 13,9%. Molti ragazzi che il conteggio considera stranieri sono nati qui, parlano italiano e frequentano da anni le nostre scuole”.
“Il bisogno educativo non può essere misurato soltanto dal passaporto. È qui che la discussione deve diventare concreta – continua Fiore -. Davvero possiamo immaginare di spostare bambini e ragazzi da una scuola all’altra soltanto per far tornare una percentuale? È una provocazione, naturalmente, ma serve a porre una domanda: quanto la politica riesce a cogliere fino in fondo l’evoluzione della società? La scuola non può diventare terreno di propaganda elettorale. Su questi temi servono serietà, equilibrio e soluzioni praticabili”.
Il ministro Valditara ha anche annunciato il progetto di promuovere corsi di italiano per i genitori degli alunni stranieri.
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