REGGIO EMILIA – La crisi di Landi Renzo ha spinto i vertici della società a estremi rimedi: la cessione di una parte rilevante delle attività del gruppo a una società controllata da Westport Fuel Systems Italia, di cui Landi Renzo deterrà il 15 per cento. Dietro questa crisi, che ha causato 138 milioni di perdite tra il 2022 e il 2025, c’è una sorta di tempesta perfetta, che ha messo in croce uno dei gioielli dell’industria reggiana. Prima, nel 2020, l’emergenza Covid. Poi, a partire dal febbraio 2022, l’invasione russa dell’Ucraina. Uno degli effetti della guerra è stata l’impennata dei prezzi del metano, sia sotto forma di gas naturale compresso (CNG) che di gas naturale liquefatto (LNG). Questi aumenti hanno fatto diminuire la domanda dei prodotti Landi.
Nel contesto della crisi generale del settore dell’auto, si sono poi verificati altri fenomeni che hanno penalizzato il gruppo di Corte Tegge. In primo luogo, l’aumento delle immatricolazioni di macchine ibride ed elettriche ha reso meno conveniente la conversione degli impianti. D’altra parte, come spiegano i vertici di Landi Renzo, le difficoltà tecnologiche ed economiche nello sviluppo del mercato a idrogeno hanno indotto le principali case automobilistiche a posticipare l’avvio dei programmi con motori a combustione a idrogeno. Infine, nell’agosto 2024, la Cina ha varato importanti incentivi pubblici a favore dei veicoli con motore elettrico e diesel, che hanno ridotto la competitività del gruppo reggiano sul grande mercato della Repubblica Popolare.
Una volta portato a termine lo scorporo del ramo d’azienda verso WFS Italia, all’interno di Landi Renzo resterà il settore Clean Tech Solutions, quello dei compressori per il trattamento e la distribuzione del gas. Un settore che l’anno scorso ha realizzato vendite per 94 milioni di euro, con volumi in crescita e margine operativo lordo positivo.
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