REGGIO EMILIA – Chiedono soldi per la scuola, e non per la guerra. Vedono davanti a loro un futuro incerto, quando lo vedono. Il grido degli studenti che dalla Francia si sta diffondendo in tanti Paesi d’Europa, Italia compresa, è forte, ma in diversi casi – è successo a Milano – si sta mescolando alla violenza. E c’è chi è contento che sia così. A dirlo è il sociologo reggiano Gino Mazzoli, docente alla Cattolica di Milano.
“Le violenze sono da condannare: sono organizzate, probabilmente da Paesi stranieri, che hanno tutto l’interesse a creare disordini. In Francia, Spagna e Italia tra poco si vota. Affamare l’Europa è una strategia per abbattere l’ultimo avamposto di democrazia che è l’Europa”.
Sarebbe un grave errore però lasciare che la violenza sia l’etichetta con cui archiviare la protesta studentesca. La fotografia è composta da due pezzi distinti della questione. “Poi c’è il pezzo delle proteste per un disagio esistenziale dei giovani cui abbiamo rubato il futuro, questo è vero. Che ci siano le basi per un nuovo ’68 lo si vede anche dal linguaggio, i boomer erano i matusa del ’68”.
Saper leggere la realtà, reprimere e condannare la violenza senza assolvere, ascoltare la parte sana, dice Mazzoli. “I ragazzi hanno una capacità di leggere e vivere questo tempo molto più raffinata della nostra, dobbiamo prendere appunti quando dialoghiamo con loro”.
Leggi e guarda anche
studenti proteste piazza analisi Gino Mazzoli 68







